Teatro Greco di Taormina

L’impianto originario del teatro Greco di Taormina risale al II secolo a.C.

A documentarlo sono i resti del muro a blocchi isodomi , inglobati nell’edificio della scena e tre sedili con iscrizione dalla cavea.

Alla stessa epoca risalgono gli avanzi del piccolo edificio sacro alla sommità della cavea.

Tuttavia, in parte si presenta romano nel suo aspetto oggi visibile.

La struttura originaria era legata ad un piccolo santuario di cui resta il basamento sul belvedere che sovrasta la cavea.

Una prima ricostruzione del teatro Greco di Taormina si ebbe in età repubblicana o primo Impero, forse sotto Augusto, ma ad un ampliamento nella prima metà del II secolo d.C. risalgono le forme oggi note.

L’edificio raggiunse i 109 metri di diametro massimo, con un’orchestra dal diametro di 35 metri, per una capienza di circa 10.000 spettatori.

In pieno e nel tardo Impero l’edificio venne adattato ad ospitare le venationes (spettacoli di lotta tra gladiatori e bestie feroci): l’orchestra venne mutata in arena sostituendo le gradinate inferiori con un corridoio a volta che connetteva ad un ipogeo al centro dello spiazzo, dove le macchine sceniche permettevano gli “effetti speciali” del combattimento.

Infine, in epoca tardo antica, venne realizzato il portico alle spalle della scena.

Il suo abbandono probabilmente è da ascriversi all’assedio dei Vandali e alla conseguente decadenza dell’Impero.

Il teatro antico di Taormina è il secondo teatro antico per dimensioni in Sicilia dopo il teatro Greco di Siracusa.

Durante il Medioevo, l’edificio scenico e le due turris scalae vennero riutilizzate per ricavarne un palazzo privato.

Durante il Grand Tour (viaggio nell’Europa Continentale intrapreso dai ricchi dell’aristocrazia europea a partire dal XVIII secolo e destinato a perfezionare il loro sapere con partenza e arrivo in una medesima città) crebbe la fama romantica dell’edificio, un monumento decaduto, attorniato da rigogliosa vegetazione con un’inusuale visuale sull’Etna.

Visuale questa per nulla esistente ai tempi della sua massima estensione, in quanto coperta dagli edifici scenici in muratura.

Nel 1787 Goethe visitò il teatro rimanendo estasiato dal bel panorama che si ammirava dalla cavea:

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